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L’importanza del logo nel mondo Gluten Free

Posted by Pezzodiferro on

Come si fa a capire quali prodotti sono senza glutine? Per la legge, basta l’etichetta. Come deciso dall’Europa l’allergene deve essere evidenziato «con un carattere distinto, per stile o colore di sfondo». Facile? No. Esplode il mercato del gluten free, si moltiplicano i simboli pensati per catturare l’occhio del celiaco. C’è la spiga barrata, che può essere rossa, verde o marroncina, la variabile niente spiga con la semplice indicazione “Senza glutine”. Ad esempio la Schär, azienda austriaca leader storica del settore, ha la spiga incorporata nel marchio.

Ma a catalogare i prodotti erogabili, che sono quelli che i celiaci possono acquistare con il buono mensile garantito dal ministero della Salute, ci pensa il Registro Nazionale, aggiornato mese su mese. Tutti i prodotti del Registro hanno il loro logo, che le aziende hanno la facoltà – non l’obbligo – di apporre. Cerchiato di verde, riporta la dicitura “Ministero delle Salute, Registro Nazionale” e all’interno “Alimento senza glutine, prodotto erogabile”. Più chiaro di così.

 

Non è obbligatoria, né necessaria per riconoscere i prodotti. Ma a differenza di tutti gli altri simboli, questo è un marchio registrato e quindi è a pagamento.

Eppure il simbolo più riconoscibile, come riconosciuto dal coordinamento europeo delle associazioni nazionali dei celiaci, è la spiga barrata. Fondo bianco, una spiga di grano stilizzata in rosso.

La proprietà del marchio registrato è dell’Aic, Associazione italiana fondata nel 1979 come «punto di riferimento unico in Italia per la celiachia e risponde alla necessità di chiarezza, onestà e competenza per tutto ciò che riguarda questa patologia».

 

Da sempre «prima rappresentante degli interessi dei celiaci italiani», invita i suoi soci a cercare i prodotti con il marchio. Il business è gestito dalla Spiga Barrata Srl, nata nel 2005, con sede a Genova. I soci sono l’Aie, al 40%, seguita da Fondazione Celiachia, un’altra costola dell’Aic, e da un 2,27% che va alle sedi regionali dell’Aic.

Fatturava oltre un milione e 200 mila euro nel 2015, in crescita costante fino al milione e mezzo del 2017. I soldi arrivano dalla vendita del marchio e per l’inserimento dei prodotti nel Prontuario Aic.
Come dichiarato dalla fondazione, che poi ha la stessa voce della Srl «la Spiga Barrata non è necessaria ma è una garanzia in più per il celiaco, perché si aggiunge agli obblighi di legge, prevedendo ulteriori controlli e quindi un “gold standard” di sicurezza». Il “gold standard” non è poi meglio specificato, ma la portavoce della Srl – il presidente ha preferito non commentare – parla di autocertificazione, verifiche in laboratorio – anche se non è specificato nessun laboratorio.

Non parlano nemmeno di costi, ma di un «contributo economico». Aic assicura che le royalty sono «infinitesimali se spalmate per le unità di ridotto, con tariffe che variano su fatturato e grandezza dell’azienda». Chi invece ha già affrontato la trafila per chiedere la Spiga Barrata, parla di un tariffario che arriva a 2 mila euro, oltre ai costi per comparire nel Prontuario, che tiene traccia anche di alimenti che della Spiga Sbarrata non avrebbero nemmeno bisogno. Perché dì glutine non ne contengono.

Special tks: Nadia Ferrigo

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